Friday, 17 August 2012

Salita del Monte Bianco per la normale italiana

Questa è una di quelle idee che nasce cosi', un po' per caso. Quando ci pensi per la prima volta e lo dici agli amici pensi anche "vabbè, tanto alla fine non si farà...". L'idea di salire il Monte Bianco è nata questo inverno, parlando con mio fratello. L'anno scorso abbiamo percorso insieme l'Alta via numero 4 delle Dolomiti e l'anno prima la Haute Route (versione trekking). Quindi, per questa estate si doveva pensare a qualcosa da fare...
   Io me ne esco con l'idea di andare in cima al Monte Bianco. Avevo da poco letto "I miei ricordi" del leggendario Walter Bonatti e il Monte Bianco mi era rimasto molto impresso. Certo io non mi sarei mai sognato di salire per una delle vie fatte da Bonatti....ma l'idea di salire in cima al Monte Bianco mi allettava molto. Cosi', lo propongo a mio fratello. Lui di tutta risposta dice "...e andiamo". Lo ha detto in dialetto barese, il che rende molto di piu' :).
   E allora via con i preparativi. Il piano iniziale prevedeva di salire e scendere per la via normale francese. A causa di vari problemi nella prenotazione dei rifugi (è davvero un casino prenotare i rifugi sul versante francese), il piano è stato modificato come segue:
  • Giro di riscaldamento e acclimatazione al Domes du Miage (3 giorni in totale)
  • Partenza dalla val Veny per arrivare al rifugio Gonella
  • Esplorazione del ghiacciaio fino alla cresta finale
  • Giorno di riposo al Gonella, per ulteriore acclimatazione
  • Salita al Monte Bianco e discesa per la via francese con pernotto al Gouter
Non mi dilungo sul giro di riscaldamento che alla fine non è stato completato per via della stanchezza di alcuni membri della cordata. Ad ogni modo la lunga traversata del ghiacciaio regala dei bei panorami e qualche interessante scaletta...



Dopo un giorno di riposo in cui abbiamo visitato Chamonix si parte dalla val Veny per salire fino al rifugio Gonella. Il sentiero è segnato fin da subito con indicazioni per il rifugio. Tuttavia, da quando si arriva sulla morena che costeggia il lunghissimo (credetemi...davvero lungo) ghiacciaio del Miage, le indicazioni lasciano il posto a segnali su pietre che non sono sempre ben visibili. Il percorso che abbiamo fatto noi seguiva tutta la morene che costeggiava il ghiacciaio per poi andare al centro del ghiacciaio. Da qui si segue una traccia che è abbastanza ben visibile. Tutto il sentiero si fa su una pietraia che ricopre il ghiacciaio. All'inizio è molto bello perchè diversamente da un sentiero normale richiede quasi costante attenzione (anche se mai difficile). Dopo un paio d'ore inizia ad essere stancante...ma per fortuna i panorami non mancano mai di stupire. La traccia va seguita fino a quando non si supera sulla destra la serraccata del ghiacciaio del Dome. A questo punto ci si porta un po' a sinistra per superare il torrente che scorre al centro del ghiacciaio e si prosegue dritto (seguendo la lingua di rocce sulla sinistra rispetto alla direzione di marcia) fino a scorgere sulla destra la traccia che risale lungo la parete. Da questo momento in poi è consigliabile mettere il casco in quanto ci potrebbero essere rocce che cadono (anche calciate giu' da altri alpinisti). Il sentiero è molto interessante, anche se alcune corde fisse e scale lo rendono piu' sicuro del dovuto. Come direbbe Messner, la montagna deve essere pericolosa :).



Il sentiero prosegue attraversando anche un nevaio, il che lo rende ancora piu' interessante, almeno secondo me. Dopo una salita che è piu' lunga di quanto non ci si aspetti si arriva al rifugio Gonella. Il primo pensiero da cui si viene assaliti quando si guarda in alto verso il ghiacciaio del Dome è "e mo?". Nel senso....come diavolo faro' ad attraversare tutti questi crepacci? E' esattamente questo il motivo per cui sono voluto arrivare al rifugio con due giorni di anticipo, in modo da avere il tempo di ispezionare il ghiacciaio.


   La mattina seguente infatti siamo partiti per andare ad controllare dove la traccia andasse attraverso tutti quei crepacci. Contro ogni mia aspettativa, la traccia non è difficile da trovare e riesco ad arrivare (con tutta la cordata) fino alla cresta che si trova alla fine del ghiacciaio.


Qui per sfortuna mio fratello scivola e nel fermarsi (per fortuna tutti ci siamo fermati subito anche grazie alla corda molto corta) si lussa una spalla. Tra mille sofferenze riusciamo a riportarlo alla fine del ghiacciaio dove il terrento è molto pianeggiante e chiamiamo un elicottero. Nelle sue condizioni ci sarebbe voluto troppo tempo per ripercorrere il ghiacciaio al contrario...e visto che il caldo era davvero tanto i ponti di neve sui crepacci iniziavano ad indebolirsi. Affranto piu' per l'aver perso la cima che per la sua spalla, mio fratello viene portato via in elicottero fino ad Aosta. Noi altri (me compreso eravamo rimasti in 3), siamo scesi fino al rifugio. Solo allora mi sono reso conto di quanto fossero grandi i crepacci. All'andata infatti era notte e quindi si vedeva ben poco. Alcuni crepacci sono veramente mostruosi...mai vista roba del genere. Appena tornato al rifugio chiamo mio fratello che mi assicura di stare bene, anche se dovrà portare un tutore alla spalla per 1 mese.
   Due giorni dopo si parte per la vetta vera e propria....finalmente! Ci si sveglia alle 11:30 di sera, ci si prepara mettendo anche l'imbracatura e si va a fare colazione alle 00:00. Certo, chiamarla colazione è un po' tanto, ma per oggi non avremo altra colazione se non quella. Alle 12:15 siamo fuori da rifugio, gasatissimi, e ci incamminiamo verso il ghiacciaio. La traccia va prima verso sinistra per risalire un primo pendio. Poi si riporta al centro del ghiacciaio e poi serpeggia in mezzo ai crepacci tendendo sulla sinistra per risalire fino al punto piu' basso della cresta. Il percorso cambia ogni anno in quanto dipende fortemente dalle condizioni del ghiacciaio. In alcuni casi, sul crepaccio terminale si puo' trovare una scala orizzontale. Noi abbiamo trovato un ponte di neve solido e siamo passati senza problemi...anche se la paura di fare un bel salto nel crepaccio c'era sempre. Arrivati in cresta (Grises) si comincia a risalire fino seguendo la cresta. Ci sono alcune roccette, ma tutto abbastanza facile. Arrivati al Pitons des Italiens si volge a destra. Qui la cresta si fa a tratti davvero sottile, alle volte senza il posto per poggiare la piccozza. Occorre procedere molto lentamente, facendo molta attenzione a dove si mettono i piedi. Devo dire che durante l'attraversamento di questa cresta ho capito perché si parte cosi' presto da Gonella. Non è per via delle condizioni della neve, che degradano parecchio col caldo.....ma è perché in questo modo si attraversa la cresta col buio, e quindi non si ha possibilità di essere spaventati dai precipizi su entrambi i lati :). Il tratto di cresta sottile non dura molto. Successivamente si continua a proseguire dritto per il Dome du Gouter. Circa 5 ore e mezza dopo essere partiti dal rifugio Gonella ci si ricongiunge alla via normale francese. Da questo punto in poi perdere la strada è IMPOSSIBILE :). Se la giornata è bella ci sono tantissime persone che salgono e si forma una vera e propria serpentina di luci lungo la cresta che porta in cima. Lo spettacolo è a dir poco unico. Tutta la vallata di Chamonix ancora nelle braccia di Morfeo, una serpentina di luci che risale la cresta e un lieve bagliore all'orizzonte...che come direbbe de Andrè è il sole che va a stuprare un'altra notte. Durante la salita in cresta si vede il sole che poco a poco si fa strada nel cielo notturno. Dalla parte opposta si vede l'immensa ombra del Monte Bianco sulla valle. Dopo un paio d'ore di facile salita si raggiunge la cima. Uno dei componenti della cordata ha avuto dei seri problemi con la quota, ma con ottime frasi motivazionali siamo riusciti a portarlo fino in cima. Per questa cosa ci avrebbe ringraziato per tutta la sera. In cima c'è tanta gente ma purtroppo a causa del vento fa molto freddo e non si riesce a stare molto tempo. Lo spettacolo è pero' davvero stupefacente e riesco a fare qualche foto in sequenza che poi uniro' in un panorama.


Ed ecco il sottoscritto in cima e con le mani quasi congelate :)



Dopo le strette di mano, i complimenti, le foto e gli abbracci (non i biscotti) si scende. Quando incominciamo di nuovo a scaldarci possiamo fermarci per fare alcune foto alla via di salita. Durante la salita in se non sarebbe stato possibile anche a causa della scarsa luce. Avrei dovuto usare una lunga esposizione ma visto che non ho la mano ferma come un cecchino ho pensato che avrei conservato il ricordo di quelle vedute tra i miei ricordi piu' belli.



Finalmente si arriva al rifugio Gouter (purtroppo quello nuovo ancora non è aperto). Il rifugio è a dir poco uno schifo...a cominciare dai bagni. Comunque, vista la fame e la stanchezza non si fanno storie. Si mangia, si discute di tutta la salita e poi si va dormire. Prima pero', qualche foto al tramonto.


La via di discesa dal Gouter fino al treno non ha presentato problemi. Anche il Grand Couloir non ci ha voluto regalare qualche pietra cadente...per fortuna. All'ora di pranzo siamo di nuovo a valle, molto stanchi ma anche molto contenti.

Ad essere sincero pensavo che sarei stato piu' soddisfatto dopo la salita del Monte Bianco. Invece, mi sono sentito come se il tutto fosse stato fin troppo facile. Da un lato la cosa mi ha fatto capire che forse mi ero preparato molto bene, e dall'altro che la prossima volta posso spingere i miei limiti un po' piu' in là. La prima cosa che ho pensato una volta tornato a valle è stata "quale sarà la prossima?". Immagino che questa sia una cosa comune nell'alpinismo...si scala e si scala come se si fosse alla ricerca di qualcosa che non si trova mai. Si crede che cio' che si cerca sia in cima, qualsiasi cosa essa sia. Ma una volta raggiunta la cima, viene come portata via dal vento, verso una cima piu' alta e piu' difficile. Tuttavia non si torna dalla montagna a mani vuote, in quanto si è cresciuti internamente, come diceva il grandissimo Bonatti. E allora io comincio a pianificare la mia prossima montagna, facendo tesoro di quello che ho imparato sul Bianco e rimanendo sempre affamato di nuove vette, e soprattutto di nuove sfide.

Monday, 16 July 2012

La Luette - corso di alpinismo ISM

Con questa bella cima inizia la seconda settimana del corso di alpinismo con ISM. A dire il vero non comincia esattamente cosi' visto che il giorno prima l'avvicinamento al rifugio è stato al quanto degno di nota. Ma andiamo con ordine...
   La nostra guida di questa settimana ha deciso di passare quasi tutto il tempo del corso in rifugio, senza passare per la tremenda comodità degli alberghi. Per questo si va alla Cabane de Dix. Per chi non ci fosse mai stato consiglio vivamente di andarci. La location della capanna è davvero bella, proprio di fronte al Mont Blanc de Cheilon. Inoltre la capanna si trova sul percorso della Haute Route (sia quella vera con gli sci che quella a piedi). Per questo la sera al rifugio si trovano sempre tante persone che per la maggior parte sono sulla Haute Route. Questa tappa della Haute Route è forse una delle piu' belle in quanto immersa in territori relativamente remoti e per una chicca a metà percorso...una bella scala.



Potete chiedere a chiunque ha fatto la Haute Route, questa scala sarà forse una delle cose che non si dimentica. Non che sia impossibile o chissà quanto difficile, ma sono pur sempre 25 metri di scala. Inoltre la scala è "interrotta" a metà nel senso che bisogna passare da una scaletta all'altra. Insomma, una cosa che io ho trovato esaltante ma che la maggior parte delle persone che fa la Haute Route (e quindi fa solo trekking) trova abbastanza "snervante". Ad ogni modo, dopo un bel pomeriggio di cammino con un tempo in graduale peggioramento si arriva alla capanna.


La sera passa con la guida che descrive quello che faremo nei giorni successivi...e il cosiddetto "priscio" non fa che aumentare. Il tempo peggiora non poco ma per fortuna la mattina dopo il cielo è pulito! Ma il brutto tempo della sera e notte prima ci ha lasciato un regalo...qualche centimetro di neve.




La salita (come da buono stile di questo corso) non si fa per la via normale, ma per la cresta NE. Quindi dal rifugio ci si dirige verso ovest seguendo la traccia. La si segue fino a sopra una collinetta dalla quale ci si sposta fuori dal sentiero. Da questo punto si punta direttamente al parte piu' bassa della cresta che è sempre molto visibile. Non esiste una traccia, ma non è difficile trovare un percorso comodo. In circa un'oretta di cammino dalla capanna si arriva alle pendici della cresta. Di qui si segue un percorso a zig zag per portarsi finalmente in cresta.
   All'inizio la cresta è molto facile e si procede molto spediti...tuttavia le difficoltà non tardano ad arrivare. Dopo il primo tratto di cresta nevosa si comincia ad arrampicare. E' consigliabile seguire direttamente il filo di cresta in quanto dopo alcuni metri (appena al di sopra di una cengia) si trova un chiodo che è molto utile per fare sicura agli altri della cordata. Da questo punto in poi la cresta diventa piu' impegnativa. Occorre sempre seguirne il filo (come si dovrebbe fare di norma su una cresta) ma in alcuni casi è necessario staccarsi per aggirare qualche difficoltà. Tendenzialmente ci si porta quasi sempre a destra. La cresta presenta diversi sali-scendi. Nel tratto piu' esposto di discesa ci sono 2 chiodi (poco visibili dall'alto) che risultano molto utili per fare sicura.


Ma oltre alle difficoltà si gode anche di un panorama d'eccezione sul Lac Des Dix


La cresta continua per piu' di quanto sembri ma le difficoltà vanno diminuendo...fino ad arrivare nuovamente sulla neve. Da questo punto si andrà sempre solo su neve (tranne gli ultimi metri) e non ci sono difficoltà di rilievo. Ovviamente, va sempre mantenuta una certa attenzione poiché, in caso di scivolata...si arriverebbe forse quasi alla capanna :). E finalmente, dopo una lunga risalita su neve a zig zag (non la neve, ma la risalita) si arriva in cima. Da qui si gode di una vista davvero stupenda. Si riesce a vedere il Gran Combin e il Monte Bianco alle sue spalle.


E non puo' sfuggire sua maestà...un po' nascosto ma inconfondibile.


La discesa si fa per la via normale. Prima si segue la cresta (nella direzione opposta alla quale si è arrivati) e poi si scende lungo il ghiacciaio. Tutto molto facile. E prima di tornare alla capanna uno sguardo alla meta del giorno dopo :).


Nel complesso, secondo la guida, questa uscita è classificabile almeno come un PD+. Con qualche altro tratto di arrampicata come quelli presenti sarebbe stato un AD. Noi abbiamo anche trovato qualche centimetro di neve a rendere le cose piu' complicate. Anche la guida si è incordata ad un certo punto...con tutto che fino ad allora andava sempre da solo. Una cosa che mi ha colpito è che la guida ha definito le condizioni della roccia su questa cresta esattamente come la nord dell'Eiger. Ovvero roccia che si sfalda facilmente e che non da poi tutta questa sicurezza. Già in questi tratti di arrampicata di alcuni metri questa roccia mette una certa tensione...figuriamoci sulla nord dell'Eiger. Non ci voglio pensare....ma un giorno si. E beh, non puo' non essere un desiderio salire per quella parete storica...ma per ora rimane solo un desiderio...La guida che ho avuto durante la prima settimana è stato uno dei primi Inglesi a scalare la nord (dell'Eiger non è necessario...c'è una sola "nord"). Gli sono stati offerti (20 anni fa) 10mila sterline per portare un cliente sulla nord....ma lui ha rifiutato. Ha detto che non avrebbe mai portato nessuno su quella parete. Per me questo basta a capire che cosa vuol dire affrontare una cosa del genere...ma è innegabile che al solo guardarla quella parete attira, chiama come il canto di una sirena.

Thursday, 12 July 2012

Weissmiess, traversata - corso alpinismo ISM

Dopo il Pigne de La Lè la seconda uscita del corso di alpinismo con ISM prevede la traversata del Weissmiess. Invece di salire e scendere per la via normale si sale dalla cresta S e si scende per la via normale. 
   Punto di partenza per la gita è l'Almagellerhütte che, devo proprio dirlo, è uno dei rifugi piu' belli in cui sia stato finora. La salita al rifugio si fa partendo da Saas Almagell. Il sentiero è all'inizio una specie di via ferrata. Dico specie perché in realtà è molto piu' facile di una ferrata, ma allo stesso tempo piu' interessante di un comune sentiero di montagna. Questo tratto "interessante" di sentiero non dura molto e poi si ritorna su un normalissimo sentiero. Circa a metà strada, o forse un po' prima, si arriva ad Almageller Alp. Un ristorante/rifugio dove è molto piacevole fermarsi per bere qualcosa di fresco. Uno curiosità...se avete tempo per fermarvi e vi piace arrampicare non potrete non notare un enorme boulder poco lontano dal rifugio (nella direzione del sentiero). Ho chiesto scherzando alla guida se lo potessimo scalare e ha detto che non c'era tempo, ma pare che quel boulder è riportato su diverse guide di arrampicata della zona. I panorami sono tipici vallesani e sempre molto belli. Dopo qualche ora (non ricordo di preciso quante) si arriva al rifugio.



La location (certe parole ormai mi vengono solo in inglese) del rifugio è davvero bella e i panorami sui principali 4000 della Svizzera non mancano. Purtroppo noi abbiamo trovato brutto tempo e quindi le nuvole non hanno permesso di vedere granché. 
 

La sera al rifugio trascorre tranquilla, con qualche ripasso di nodi, navigazione con bussola e qualche parolina sugli effetti della mancanza di ossigeno a certe altitudini. Per molti del gruppo è infatti la prima volta oltre i 4000 metri, e quindi c'è un po' di preoccupazione su come sarà.
   Sveglia presto (come piace a me e come dovrebbe sempre essere) e partenza in notturna. Con la frontale si arriva fino al Zwischenbergenpass da dove si ammira l'alba che sta iniziando.




Uno sguardo verso la cresta che ci aspetta non puo' che far crescere la voglia di salire.


Tuttavia non si segue la cresta fin da subito. Si procede sul versante destro (rispetto al senso di marcia) e poi ci si abbassa leggermente per entrare nel nevaio. Sul nevaio si procede a zig zag cercando la minore pendenza (che comunque non è mai eccessiva). Arrivati quasi alla fine del nevaio, che a questo punto avrà assunto una forma triangolare, ci si porta in cresta. Ovviamente, in caso di cattive condizioni del nevaio è sempre possibile percorrere la cresta fin dall'inizio. Un consiglio...non dimenticatevi di girarvi di tanto in tanto per una foto. Il colore delle montagne all'alba è qualcosa di stupefacente!


Ecco il percorso fatto fino all'ingresso in cresta.



La cresta è abbastanza facile. I tratti di arrampicata non superano mai il II grado e solo in alcuni tratti è necessario (o comunque consigliabile) procedere a tiri.




Ad un certo punto della cresta si trova una piastra di metallo in ricordo di un alpinista morto sulla cresta. Devo ammettere che la cosa lascia un pochino da pensare. A meno che non si sia proprio alle prime armi o si soffra di vertigini sulla cresta non ci si sente mai in pericolo. Pero' questo non vuol dire che non si debba fare sempre moltissima attenzione. Su qualsiasi terreno, anche una piccola distrazione puo' avere gravi conseguenze. Quel povero alpinista morto li' poteva avere anni di esperienza in piu' di me...cosi' come poteva anche essere un principiante. Ma questo non cambia le cose. 
   Comunque, dopo un tratto di cresta che è piu' lungo di quanto non ci si aspetti si raggiunge la cresta nevosa.




All'inizio è molto larga ma poi, sotto la cima diventa a tratti abbastanza stretta :)....altrimenti che cresta sarebbe? Finalmente si arriva in cima, appena sopra i 4000. La via di discesa segue la via normale. Per questa via è sufficiente seguire la traccia che in piena stagione è evidentissima. Fare attenzione a tenere la corda corta all'inizio della discesa e poi di nuovo lunga quando si attraversano i crepacci. Gente è morta cadendo in questi crepacci....quindi non è ancora il momento di rilassarsi e pensare ad un bel piatto di pasta caldo al ristorante! 
  Ancora una volta a causa del freddo non ho fatto foto in cima, ma durante la discesa. Durante tutta la via di discesa si ha sempre un'ottima vista sul Lagginhorn, altro 4000 relativamente facile. Dico relativamente perchè questa estate sono morte ben 6 persone...ma a quanto pare erano degli alpinisti improvvisati.



Non si puo' dire "ve la siete cercata", ma tutti quelli che vanno in montagna devono sempre essere consapevoli del fatto che non si potrà mai avere tutto sotto controllo. L'imponderabile puo' sempre capitare...ma questo è vero qualsiasi cosa si faccia, tranne forse guardare la TV in salotto.
   La via di discesa procede senza grossi problemi se non quello del caldo che ora si fa sentire in quanto il vento è sceso a zero. Come detto ci sono un paio di crepacci che possono essere pericolosi, o almeno io tanti ne ho visti. Dopo averli attraversati ci compie un largo giro attorno alla zona centrale del ghiacciaio (molto crepacciata) fino ad uscire sul sentiero che d'inverno diventa una pista da sci. In pochi minuti si arriva poi alla stazione della funivia.

Tuesday, 10 July 2012

Pigne De La Lè - corso alpinismo con ISM

Quest'anno ho deciso di dare un bel boost di esperienza e conoscenza al mio andare in montagna. Per questo, ho deciso di fare due settimane di corso di alpinismo. Di corsi in Svizzera ce ne sono parecchi, ma nella stragrande maggioranza dei casi si parla sempre in svizzero tedesco. Il tedesco un po' lo parlo, ma non si possono unire le difficoltà dell'alta montagna alle difficoltà della lingua. Per questo, ho potuto solo partecipare al corso di alpinismo con la sezione ticinese del CAS (Club Alpino Svizzero). Ma di questo parlo in un altro post.

Cercando su internet ho trovato una scuola di alpinismo inglese, con base in Svizzera...ISM. La loro offerta di corsi, tour guidati di cime e cimette varie, spedizioni e quant'altro era davvero promettente. Cosi' ho deciso di inscrivermi ai loro corsi di livello 2 e 3, in scala da 1 a 4. Ogni corso consisteva in una settimana di scalate varie e pratica di alcune tecniche. Nella prima settimana, oltre al solito ripasso di nodi, abbiamo scalato il Pigne De La Lè e il Weissmiess.....entrambi non dalla via normale................ma quanto mi è piaciuto questo corso!!

Il primo è il Pigne de La Lè (vorrei abbreviarlo scrivendo PDL.............................ma non lo faccio :)). Il punto di partenza è la Cabane de Moiry. Davvero un bel posto e anche facilmente raggiungibile. La vista dal parcheggio promette molto bene.



Noi abbiamo preso la via "anormale" passando per il ghiacciaio, ma la cosa faceva parte del corso. Da rifugio si gode di una vista davvero spettacolare sul ghiacciaio, specie al tramonto.



A cena si sono seduti a tavola con noi una coppia di Tasmani...si proprio dalla Tasmania. La donna era una signora di una certa età (per educazione non si chiedono gli anni) ma molto molto vispa. Parlando del piu' e del meno è venuto fuori che lei era una skyrunner, e che lo è ancora anche se non gareggia piu'. Niente meno questa aveva fatto la maratona della Jungfrau in meno di 3h 45m!!!Un tempo davvero incredibile se si conta che farla in 3 ore equivale ad essere alieni. Io l'ho finita in 4h 42m e ne sono stato piu' che soddisfatto.
    La mattina ci si alza non troppo presto e si percorre il sentiero che porta fino al passo dal quale comincia la cresta della Pigne De La Lè. Come avevo detto....non abbiamo preso la via normale :). Questa è la vista della cresta dal passo...molto allettante.


La salita della cresta non presenta particolari difficoltà. Si puo' procedere a corda corta per molto del tempo e solo in un paio di punti è necessario procedere a tiri.


Io ho avuto la fortuna di essere a capo della cordata durante la salita, e questo vuol dire che ci si diverte molto di piu' quando si arrampica :). Il problema puo' essere che uno dei versanti della cresta non becca il sole di mattina. Per cui, se il giorno prima ha piovuto o nevicato si puo' facilmente trovare ghiaccio.
Quasi a fine della cresta si attraversa tratto di neve, dove non è per forza necessario mettere i ramponi. Come sempre, dipende dalle condizioni. Dopo questo breve tratto nevoso si ritorna sulle rocce e in poco tempo si raggiunge la vetta!



Da qui si gode di una vista davvero fantastica su alcuni dei 4000 del Vallese. Visto l'ottimo tempo siamo restati un cima per una ventina di minuti. Certe volte si potrebbe restare per ore ad ammirare il panorama...
   La discesa si è fatta per la via normale che non presenta particolari difficoltà. Basta semplicemente proseguire verso SE seguendo la traccia fino ad un grande plateau. Da qui bisogna compiere un largo giro attorno alla parte ripida del ghiacciaio che si trova immediatamente a destra. Nella discesa qui potrebbe essere pericoloso in caso di scarso innevamento in quanto bisogna attraversare un paio di crepacci di decenti dimensioni. Una volta scesi sul secondo plateau basta proseguire costeggiando la parete di roccia che scende dalla cima e riportarsi sul sentiero percorso sulla via di salita.